Scuole di Partito
Cari genitori,
Le recenti vicende legate al mondo dell’ Università hanno convinto docenti e studenti della Facoltà di Ingegneria della necessità di informare voi famiglie su quanto sta accadendo nelle Università italiane. Riteniamo sia giusto che voi sappiate quali saranno le conseguenze delle norme che si stanno approvando nel Parlamento: norme di natura finanziaria che prospettano effetti devastanti sull’università e la ricerca, ed una ennesima riforma del settore che il Ministro Gelmini si prepara a presentare, in linea con le suddette norme di natura finanziaria.
Tali norme prevedono:
• Taglio di finanziamenti per un totale di 1.500 milioni di euro per i prossimi 5 anni;
• Blocco delle assunzioni, ovvero la possibilità che i vostri figli possano aspirare a sostuire il personale che andrà in pensione nei prossimi anni;
• Possibile trasformazione delle università pubbliche in fondazioni private
E’ evidente la volontà di emarginare l’Università pubblica, rendendo ancora più difficile di quanto non sia ora svolgere al suo interno attività di ricerca e di didattica all'avanguardia; di indurre gli atenei (e di fatto costringerli) ad innalzare pesantemente le tasse di iscrizione ed a selezionare gli accessi degli studenti sulla base del loro reddito familiare. Così l’Università sarà accessibile solo dai ragazzi di famiglie benestanti.
Un patrimonio comune di conoscenze e di sviluppo verrà così sottratto alla collettività e trasferito nelle mani di pochi. In questo modo andrà una volta per tutte a farsi benedire il diritto allo studio, o meglio lo studio come diritto così come previsto dal dettato costituzionale.
Come pretesto per tale operazione vengono usati scandali giustamente denunciati dalla grande stampa e dai media in generale: casi intollerabili di nepotismo, o fenomeni gravi di illegalità nei concorsi e nelle assunzioni, che hanno macchiato gravemente l’immagine dell’Università italiana. Non si può negare che esistono, in alcuni punti del sistema, impedimenti al riconoscimento del merito. Ma questa sacrosanta denuncia crea una grave distorsione della realtà. Come dimostrano i risultati relativi al successo dei nostri giovani nella ricerca internazionale, la nostra Università è composta in grandissima parte di docenti di valore, che si dedica con passione alla ricerca e all’insegnamento. I risultati spesso straordinari che professori e studenti italiani raggiungono sono tanto più degni di nota quanto più ottenuti in un contesto di drammatica precarietà di risorse e di servizi.
Invece di porre rimedio a questo drammatico stato di cose, il Parlamento si appresta a varare norme che peggioreranno la già grave situazione dell'Università italiana. Il tutto in totale disaccordo con la recente ratifica, da parte dello stesso Parlamento italiano, del trattato di Lisbona, che impegna gli Stati firmatari ad incrementare i finanziamenti per la ricerca e l'insegnamento superiore, fissando come obiettivo una spesa per la ricerca e lo sviluppo pari al 3% del PIL entro il 2010 contro l’attuale 1% destinato a tale scopo attualmente dall’Italia. Trattato che nasce dalla convinzione che un paese che non investe sul proprio futuro è un paese condannato al declino.
Voi inviate giustamente i vostri figli, spesso con duri sacrifici economici, a continuare gli studi superiori nella speranza di garantir loro una prospettiva di lavoro qualificato e dignitoso. Negli ultimi anni le nostre Facoltà hanno dovuto far fronte a una crescita straordinaria di domanda di istruzione che è anche un segno di vitalità della società italiana. Migliaia di giovani che prima entravano precocemente nel mondo del lavoro, oggi continuano gli studi migliorando la loro preparazione e formazione. Ma ad essi spesso non sono assicurate aule dignitose, biblioteche, spazi per gli studi. E se le norme attualmente in discussione verranno definitivamente approvate, non verrà assicurato loro neanche un personale docente adeguato, per numero e per qualità.
Per tutto questo crediamo che i problemi dell' Università non siano solo affare dei docenti. Sono problemi anche degli studenti e delle famiglie, sono problemi che riguardano la formazione delle nuove generazioni e dunque l’avvenire stesso del nostro Paese che sempre meno investe in cultura e ricerca rispetto a gran parte dei Paesi del mondo.
Vi presentiamo ora un discorso che tenne nel 1950 Piero Calamandrei sull'eventuale formazione di scuole di partito, e giudicate voi se siamo sulla buona strada per averne qualche esemplare:
Piero Calamandrei
discorso pronunciato al III Congresso
in difesa della Scuola Nazionale
a Roma l’11 febbraio 1950
“Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’Aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito?
Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata.
Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci).
Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito.
Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi.
Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare in queste scuole, perché in fondo sono migliori, si dice, di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private.
A “quelle” scuole private.
Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio.
Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.
Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private.
Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina.
L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora.
Impoverire i loro bilanci.
Ignorare i loro bisogni.
Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private.
Non controllarne la serietà.
Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.
Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico”.




